Nel descrivere il loro gatto, molto spesso, gli umani utilizzano, come sinonimo di vivacità, il termine iperattività, descrivendo il loro micio come un forsennato che non sta mai fermo. Andando ad approfondire, però, frequentemente non solo si tratta di un errore di valutazione, ma peggio di un giudizio formulato secondo un’ottica esclusivamente umana, che non prende in considerazione la vera indole del gatto, il modo in cui essa si esprime o l’età dell‘”imputato “.
Non a caso esiste una profonda differenza tra la vivacità, tratto caratteriale che non appartiene a tutti i gatti, e l’iperattività, che può essere l’esternazione di un disagio o di una vera e propria patologia. La vivacità non è una peculiarità di tutti i gatti, ma è legata al carattere e alle esperienze di vita di ciascun individuo. Ci sono, infatti, gatti più o meno attivi, che tendono a trascorrere molto tempo a giocare, sia da soli che con i loro umani, che amano esplorare, osservare e ci sono mici, invece, più solitari che tendono ad isolarsi, combinando, a volte qualche piccolo danno in casa.
Altro elemento di fondamentale importanza è l’età: un gatto adulto o anziano passerà molto più tempo sonnecchiando o svolgendo attività più pacate, come osservare il mondo fuori dalla finestra. Ma se si tratta di un cucciolo di pochi mesi, è impossibile che possa passare intere giornate raggomitolato nella sua cesta, concedendosi solo brevi passeggiate verso la lettiera o la ciotola dei croccantini.
Non bisogna mai dimenticare, inoltre, che il gatto è un animale che, anche in un contesto domestico, conserva il suo istinto predatorio, di conseguenza è amante di tutte quelle attività che possono aiutarlo a riprodurre la sequenza di caccia. Ama esplorare, saltare, rifugiarsi su postazioni elevate e ha la necessità di graffiare. Ma c’è di più. Ormai è molto frequente che in una stessa casa vivano più gatti e, a volte, si può creare un vero e proprio sovraffollamento, magari in ambienti non esattamente a misura di gatto e questo può spingere il micio ad essere più agitato, nervoso, esageratamente vivace.
Quando questi comportamenti diventano eccessivi, allora ci si potrebbe trovare di fronte ad un problema di iperattività.
Sintomi di iperattività
Un gatto iperattivo ha un approccio violento nelle sue esternazioni. Nel gioco colpisce con morsi e graffi energici varie parti del corpo del suo umano, in particolar modo mani e piedi. Se sono presenti altri gatti in casa, tende ad infastidirli e spaventarli.
L’iperattività può portare allo sviluppo di patologie concomitanti come la PICA, ovvero la tendenza a mangiare cose non commestibili che creano, di conseguenza, problemi anche all’appartato digerente. Si altera anche il ritmo circadiano, in quanto un gatto iperattivo non distingue il giorno dalla notte e alterna fasi di euforia a momenti di sonno profondo, che si possono verificare, indistintamente, in qualsiasi momento della giornata. Un gatto iperattivo vive in un continuo stato di allerta, di agitazione e questo gli impedisce di memorizzare ed elaborare le esperienze vissute, di conseguenza, non saprà individuare e separare, nel suo territorio, le zone deputate al riposo da quelle adatte per svolgere attività. Un gatto iperattivo non troverà giovamento né si sentirà più calmo effettuando marcature facciali sugli oggetti e, per questo, si strofinerà ripetutamente sul suo umano, che diventa il centro del suo interesse.
Questo farà sviluppare, nel gatto, anche l’ansia da separazione, quando viene lasciato da solo in casa. I comportamenti distruttivi e autodistruttivi (come la Pica), possono essere più accentuati in alcune circostanze specifiche:
• Quando il gatto non riceve attenzioni per un lungo periodo.
• Quando non riesce a comunicare o a far capire un disagio. • Quando non ama stare da solo.
• Quando è affetto da una patologia che non è stata ancora diagnosticata.
• Quando sta vivendo un momento di forte stress, ansia o paura.
• Scarsa socializzazione.
• Energia repressa.
• Noia Una separazione precoce dal suo nucleo familiare, che impedisce un’interazione adeguata con la mamma e i fratellini, durante la fase dello sviluppo sociale, può influire negativamente sul futuro comportamento del gatto.
L’accumulo di energia in eccesso deriva da un ambiente poco stimolante e noioso, che impedisce al gatto di esprimersi a pieno, inducendolo, al contrario, a trascorrere molte ore dormendo. Un trasloco, l’arrivo di un nuovo animale o di un nuovo membro nella famiglia, costituiscono tutti eventi molto stressanti per un gatto e, per alcuni soggetti, la pressione emotiva potrebbe essere così forte da sfociare in iperattività. In concreto cosa può accadere? Il proprietario rientra a casa, dopo un’intera giornata, e trova l’appartamento completamente a soqquadro: le tende graffiate, vasi di piante rovesciati, un giornale o il rotolo della carta igienica a brandelli, sparso ovunque, la ciotola delle crocchette o quella dell’acqua ribaltata, giocattoli distrutti e così via.
Questo, inevitabilmente, può portare ad un senso di frustrazione nel caregiver e può incidere negativamente sul suo rapporto con il gatto. È di fondamentale importanza mantenere la calma ed evitare di commettere errori che potrebbero far peggiorare ulteriormente la situazione.
Cosa non fare con un gatto iperattivo.
•Non sgridare il gatto: un rimprovero, oltre ad essere totalmente inefficace come metodo di correzione, porterà il micio ad allontanarsi sempre di più dal suo umano, a diminuire affetto e fiducia nei suoi confronti.
•Non picchiare il gatto: gravissima forma di maltrattamento che, oltre ad essere aberrante, è decisamente inefficace, come il rimprovero.
•Non rincorrere il gatto: anziché prenderlo come un atteggiamento negativo, questo comportamento potrebbe essere interpretato dal micio come un feedback positivo, come un’attenzione ricevuta, un invito a giocare insieme.
•Non giocare con mani e piedi, ma deviare sempre il gioco su oggetti adeguati. Questi sono solo alcuni esempi dei comportamenti più comuni adottati in queste circostanze e che, anziché portare ad un miglioramento della situazione, non solo la aggravano ma possono incrinare in maniera irreversibile la relazione umano- gatto.
Cosa si può fare
•Visita dal veterinario: è buona regola, di fronte ad ogni cambiamento della routine comportamentale del gatto, rivolgersi al veterinario di fiducia per escludere patologie di tipo organico.
•Più attenzioni: è probabile che il gatto noi si senta sufficientemente considerato e amato. È importante che ci sia sempre, nell’arco della giornata un momento dedicato alle coccole che non gioverà solo al gatto, ma anche al suo umano.
•Maggiore interazione: l’errore più comune è pensare che i gatti siano soddisfatti dal gioco individuale, che, in realtà è soltanto una delle modalità con cui il gatto esprime la sua vitalità. Un gioco condiviso tra umano e gatto non solo aiuterà il micio ad esprimere in modo appagante la sua energia, ma rappresenta un forte collante della relazione.
•Un ambiente più stimolante: rendere la casa “a misura di gatto” vuol dire considerare che anche lui è un membro della famiglia, che vive lo spazio in modo diverso dal nostro, avendo la necessità di poter raggiungere ed esplorare anche gli spazi verticali. Si possono utilizzare delle palestre tiragraffi che potranno coprire contemporaneamente più esigenze del gatto. Posizionando il tiragraffi, o un mobiletto vicino ad una finestra, si permetterà al gatto di osservare il mondo esterno e di passare momenti per lui molto piacevoli.
•Utilizzare il rinforzo positivo: premiarlo e lodarlo nel momento in cui mette in atto un comportamento corretto e gradito. Questo farà sì che pian piano il gatto associ il premio al suo comportamento essendo, così, invogliato a ripeterlo.
•Adottare gatti con almeno due mesi d’età: se è vero che “prevenire è meglio che curare”, per il benessere psicofisico futuro del gattino, è importante che rimanga (quando è possibile) fino almeno ai due mesi con la mamma e i fratellini, affinché possa imparare una corretta socializzazione e i “limiti” del graffio e del morso.
•Consulenza con un esperto in etologia felina: può aiutare a fare chiarezza sulla natura del gatto, sui comportamenti tipici della sua specie e quelli che, invece, rappresentano un segnale di disagio. Una maggiore conoscenza del nostro amato micio può aiutare a riportare serenità in casa, ma soprattutto a migliorare la qualità di vita del gatto.
•Veterinario comportamentalista: nei casi più gravi è opportuno rivolgersi ad uno specialista che valuterà, caso per caso, se sia opportuno supportare il gatto con una terapia farmacologica.
Un gatto, che sia iperattivo oppure no, va sempre rispettato e va rispettata la sua indole, le sue caratteristiche di specie. Molto spesso, infatti, comportamenti considerati sbagliati sono semplicemente inaccettabili per l’essere umano, ma fanno parte di ciò che caratterizza il micio nella sua totalità. La natura di un animale non va contrastata, né tanto meno stravolta. Si può arrivare ad un giusto compromesso che consenta al gatto di esprimere sé stesso in una modalità che non crei disagio al suo caregiver,
Prima ancora di pretendere il rispetto da parte del gatto, dobbiamo imparare noi ad avere riguardo per lui, cercando di comprendere il suo modo di comportarsi, aiutandolo a canalizzare la sua energia in qualcosa di piacevole e appagante. Questo da un lato farà sentire il gatto considerato e felice, dall’altro costituirà per noi un importante arricchimento interiore.
MARIA TERESA FIORE – Operatore in Benessere Etologico del GattoⓇ – ROMA


