Non di rado, medici veterinari, comportamentalisti, educatori cinofili e consulenti felini si trovano davanti a proprietari disperati per problematiche di vario genere che sembrano di difficile risoluzione e incompatibili con una serena convivenza con i loro animali domestici.
Ma in quanti di questi casi viene affrontata la necessaria domanda: “è un comportamento problematico o un problema comportamentale?”?
La differenza sembra sottile ma è abissale.
Il problema comportamentale è un disordine che l’animale vive, per svariati motivi, che necessita di interventi mirati e che, generalmente, altera la qualità della vita dell’animale stesso (es. disturbi d’ansia).
Un comportamento problematico è determinato da azioni etologicamente accettate, comprensibili, ciò che in un contesto naturale definiremmo come “normali”, ma che sostanzialmente creano un problema al proprietario e ostacolano una serena convivenza. Il comportamento problematico è la manifestazione di un atteggiamento che, però, crea un problema al proprietario.
Un esempio? “Il gatto mi ha distrutto il divano nuovo, graffiandolo!”. In questo caso, il gatto è impazzito, cattivo o maleducato? No, le graffiature rientrano nei comportamenti innati, istintivi, utili ed indispensabili. La differenza è che in un “habitat naturale” il felino non trova dei divani! 😊
Graffiare è, quindi, un comportamento naturale messo in atto da gatti di qualsiasi età e ha diverse funzioni: marcare il territorio, alleviare lo stress, allungare la muscolatura, rimuovere unghie rotte, affilare gli artigli per renderli più funzionali durante la caccia.
Quante volte, infatti, abbiamo sentito dire che il gatto graffia perché “si fa le unghie”? Qualcosa di vero c’è: infatti a volte l’istinto può derivare dalla necessità di rimuovere meccanicamente lo strato più superficiale dell’unghia (artiglio), che ormai ha perso vita.
Le unghie del gatto servono ad afferrare saldamente le prede, ferire, scavare, marcare, raschiare, offendere e difendersi. Gli artigli dei felini sono innervati, vascolarizzati e retrattili, ossia possono essere ritirati all’interno delle tasche cutanee di cui sono dotate le dita.
Un’altra fra le motivazioni principali che spinge il gatto a graffiare oggetti e superfici, ovunque esso viva, è l’attuazione del comportamento di marcatura, per comunicare con i suoi simili a livello visivo e olfattivo, un po’ come avviene per le marcature urinarie. Mentre la marcatura territoriale effettuata con le urine lancia dei segnali chimico-olfattivi, la marcatura effettuata tramite graffiatura verticale lascia degli immediati segnali visivi ai gatti “ospiti” che, così, comprenderanno immediatamente i confini del territorio già occupato. Generalmente ciò viene fatto dal gatto residente, graffiando le superfici più visibili, dall’alto al basso e questo, in un contesto naturale, definirebbe confini e territori per evitare quanto più possibile l’intrusione di estranei.
Spesso, la graffiatura verticale viene accompagnata da una postura molto particolare, con arti estesi e dorso eretto, e va a sottolineare la presenza di un messaggio “ferormonale”: i feromoni, infatti, sono segnali chimici secreti anche dalle ghiandole interdigitali, posizionate fra i polpastrelli. Questo genere di marcatura viene effettuata anche in ambiente domestico, indipendentemente dalla presenza di altri gatti.
Come detto, in natura i gatti graffiano e marcano ciò che trovano, come tronchi d’albero, ma nessuno se ne lamenta! In ambiente domestico saremo noi a dover fornire diverse superfici adeguate dedicate alle graffiature, per prevenire che lo faccia in luoghi che, per noi, sono inappropriati.
Come per molti altri aspetti, ogni gatto ha la sua personalità e le sue preferenze: tutti i gatti amano graffiare, con modalità, intensità e frequenza che sono soggettive. Un gattino separato precocemente dalla mamma e con socializzazione carente, ade sempio, potrebbe manifestare maggiore necessità di graffiature. Anche problemi legati allo stress potrebbero modificare frequenza e intensità di graffiature per tutta la vita del gatto.
Per conoscere meglio questo aspetto del nostro gatto, inizialmente possiamo offrirgli diverse tipologie di substrato, per cercare di capire quale materiale preferisce: es. corda, legno, cartone, tessuto.
I gatti che tendono a graffiare tappeti, ad esempio, potrebbero manifestare questa preferenza e, quindi, andremo a proporre tiragraffi di diverso materiale in orizzontale.
Viceversa, se tende a graffiare zampe delle sedie o angoli del divano, necessiterà di tiragraffi verticali.
Posizioneremo comunque i tiragraffi sia in verticale che in orizzontale, in ogni caso, e tenendo a mente che potrebbero avere delle preferenze anche circa il luogo: ad esempio, se il gatto è eccitato in alcuni momenti della routine quotidiana e gratta il muro/divano/mobile in un determinato punto, partiamo da quei luoghi per posizionare i nuovi tiragraffi. Una volta direzionato il comportamento di graffiatura sul tiragraffi, potremmo tentare di spostarlo, con molta gradualità.
Se notiamo che uno o più tiragraffi che abbiamo posizionato vengono completamente ignorati dal gatto, possiamo motivarlo sfregando del CATNIP (Nepeta cataria, erba gatta con effetto attrattivo)
o premiando l’azione di interessamento/graffiatura o stretching del gatto sul tiragraffi stesso, rinforzando questi comportamenti con uno snack appetitoso o attivando un momento giocoso.
Un gatto che riesce ad appagare la necessità di graffiatura sarà un gatto contento e se lo potrà farlo negli spazi a lui dedicati sarà felice anche il suo proprietario!
Elisa Macrì – Consulente in Cultura FelinaⓇ certificata








