“Il mio gatto mi vuole bene?”
È una delle domande che viene rivolta più spesso a chi si occupa di comportamento felino. E, ogni volta, la risposta è molto meno semplice di quanto si possa immaginare.
Perché il punto non è capire quanto il nostro gatto ci ami, ma chiederci: la nostra relazione gli permette di sentirsi al sicuro? Di fidarsi di noi? Di esprimere davvero chi è?
Una relazione sana non nasce il giorno in cui il gatto entra in casa. Non nasce quando fa le fusa per la prima volta o quando decide di dormire sul letto con noi.
Nasce da tanti piccoli momenti quotidiani. Da come ci avviciniamo a lui, da quanto siamo capaci di ascoltarlo e, soprattutto, da quanto siamo disposti a mettere da parte le nostre aspettative per imparare a conoscere davvero la sua natura.
Non serve conquistare un gatto… serve imparare a conoscerlo!
Viviamo in una società in cui siamo abituati a pensare che l’affetto si dimostri soprattutto attraverso il contatto: più coccole, più carezze, più tempo insieme.
Con i gatti, però, non funziona sempre così.
Loro non hanno bisogno di essere continuamente toccati per sentirsi amati. Hanno bisogno di sentirsi rispettati… e questa è una differenza enorme!
Molte persone, senza volerlo, iniziano la convivenza con le migliori intenzioni ma commettono piccoli errori che rischiano di incrinare la fiducia fin dall’inizio: prendono il
gatto in braccio ogni volta che ne hanno voglia, lo seguono quando si nasconde, insistono con le carezze anche quando lui sta chiaramente comunicando di voler interrompere l’interazione.
Non succede perché manchi l’affetto.
Succede perché tendiamo a interpretare il gatto attraverso il nostro modo di vivere le relazioni, dimenticando che appartiene a una specie con esigenze e modalità comunicative completamente diverse.La fiducia è una scelta, non un’imposizione
C’è un concetto che dovrebbe accompagnare ogni persona che vive con un gatto: la fiducia non si pretende, si costruisce.
Ogni volta che rispettiamo un suo “no”, stiamo rafforzando la relazione.
Ogni volta che gli lasciamo la possibilità di scegliere se avvicinarsi oppure allontanarsi, gli stiamo comunicando qualcosa di fondamentale: “Con me sei al sicuro.”
Può sembrare un dettaglio.
In realtà è uno degli elementi che più influenzano la qualità del rapporto.
Un gatto che sa di poter interrompere un’interazione senza essere inseguito o forzato sarà molto più propenso, nel tempo, a cercare spontaneamente la nostra compagnia.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della relazione con un gatto: il suo affetto non nasce dall’obbligo, ma dalla scelta.
Imparare ad ascoltare anche quando non ci sono parole
I gatti comunicano continuamente, solo che spesso noi stiamo osservando la cosa sbagliata.
Aspettiamo il miagolio, quando invece dovremmo guardare il corpo.
Le orecchie che ruotano all’indietro, la coda che inizia a muoversi sempre più rapidamente, i baffi protesi in avanti, le pupille che cambiano dimensione, un corpo che si irrigidisce.
Sono tutti messaggi: imparare a riconoscerli cambia completamente il modo in cui viviamo la relazione.
Quante volte si sente dire: “Mi ha morso all’improvviso.”
Nella maggior parte dei casi, però, quel morso non arriva davvero all’improvviso: arriva dopo una lunga serie di segnali che non siamo riusciti a leggere!
Il gatto aveva già comunicato il suo disagio. Semplicemente parlava una lingua diversa dalla nostra.Il gioco è uno dei modi migliori per creare relazione
Molti pensano che giocare serva soltanto a stancare il gatto.
In realtà il gioco rappresenta uno dei momenti più importanti della comunicazione tra gatto e umano.
Attraverso una semplice cannetta possiamo permettergli di esprimere un comportamento naturale fondamentale: la sequenza predatoria.
Quando il gioco rispetta il suo modo di cacciare — alternando inseguimenti, pause e la possibilità di “catturare” la preda — il gatto non si sta semplicemente divertendo.
Sta facendo il gatto.
E ogni volta che gli permettiamo di esprimere la sua natura, contribuiamo a costruire una relazione più equilibrata e appagante.
Anche la casa partecipa alla relazione
Spesso immaginiamo che il rapporto con il nostro gatto dipenda soltanto dalle interazioni dirette.
In realtà anche l’ambiente ha un ruolo fondamentale.
Una casa ricca di possibilità comunica sicurezza.
Poter osservare dall’alto, avere tiragraffi nei punti strategici, rifugi in cui nascondersi, risorse distribuite correttamente e spazi in cui scegliere se stare soli o in compagnia permette al gatto di sentirsi competente e tranquillo.
E un gatto che vive in un ambiente adatto ai suoi bisogni sarà molto più sereno anche nella relazione con le persone.
Ogni gatto ha il suo modo di voler bene
Uno degli errori più comuni è aspettarsi che tutti i gatti dimostrino affetto nello stesso modo.
C’è chi ama stare in braccio, chi preferisce sdraiarsi accanto a noi senza essere toccato, chi ci segue in ogni stanza e chi sceglie semplicemente di condividere lo stesso ambiente.Nessuno di questi comportamenti vale più degli altri: sono semplicemente modi diversi di costruire una relazione.
Ed è forse questa una delle lezioni più belle che possiamo imparare vivendo con un gatto: non misurare l’affetto dalla quantità di contatto fisico, ma dalla qualità della fiducia.
La domanda giusta
Molto spesso ci chiediamo: “Come faccio a farmi voler bene dal mio gatto?”
Forse la domanda dovrebbe essere un’altra.
“Cosa posso fare perché il mio gatto si senta bene accanto a me?”
Perché quando un gatto si sente ascoltato, rispettato e libero di esprimere la propria natura, il legame nasce quasi spontaneamente.
Non perché glielo abbiamo insegnato.
Ma perché siamo diventati una presenza prevedibile, rassicurante e degna della sua fiducia.
E forse è proprio questo il privilegio più grande della convivenza con un gatto.
Sapere che ogni fusa, ogni testata, ogni lento battito di palpebre e ogni momento scelto per stare accanto a noi non sono gesti dovuti.
Sono il risultato di una relazione costruita, giorno dopo giorno, con pazienza, rispetto e comprensione.
Martina Silvestri – Consulente in Cultura Felina Fvg








