Secondo il pensiero comune, se un gatto vive in casa, ha un posto dove dormire, cibo a disposizione, una lettiera per i bisogni e qualche coccola, è sicuramente un gatto felice. Assecondando questa credenza, non solo si perdono di vista i fondamentali bisogni di specie del gatto, ma si rischia di sottovalutare i sintomi del malessere emotivo del micio, non si individua subito la sua tristezza, scambiando, ad esempio, le molte ore che trascorre dormendo per pigrizia, rendendosi conto del problema solo quando ha raggiunto il suo picco ed è diventata depressione, ovvero una condizione di tristezza cronica che induce all’inattività, al totale disinteresse per ciò che lo circonda, alla mancanza di gioco ed interazione sociale, a disturbi dell’ alimentazione e dell’igiene personale.
Un gatto depresso può arrivare alla totale inattività, assumendo una postura che indica, inequivocabilmente, il suo stato di malessere. Se il micio, infatti, rimane immobile, per tutta la giornata, con il corpo contratto, le orecchie piegate lateralmente, le zampe anteriori rannicchiate sotto il corpo, lo sguardo spento, allora è il caso di preoccuparsi.
Questa condizione viene definita, da alcuni studiosi, “rassegnazione acquisita” o “impotenza appresa”, che equivale a dire che il gatto, ormai, non si aspetta più niente di interessante e di motivante dalle sue giornate e, per questa ragione non si sente spinto ad agire e interagire con l’ambiente circostante.
La depressione felina è una malattia subdola perché, spesso, non solo è difficile individuarne la causa, ma presenta anche molti sintomi comuni ad altre patologie fisiche.
Quali sono i segnali che indicano uno stato di malessere psicologico nel gatto?
La depressione felina può manifestarsi in modi diversi ma, in linea di massima, la sintomatologia è simile a quella che caratterizza gli esseri umani. Si potrà riscontrare, dunque, mancanza di energia, apatia, aumento delle ore di sonno.
Il gatto comincia a mettere in atto comportamenti anomali, causati dal suo stato d’animo negativo.
1) Cerca meno il contatto con il suo umano e non è più affettuoso ed espansivo.
2) Non è interessato all’ambiente circostante.
3) Non si lascia coinvolgere nemmeno dai giochi o dalle attività che, in condizioni normali, lo avrebbero entusiasmato.
4) Dorme più del solito e si mostra svogliato.
5) Mancanza di igiene personale, riscontrabile in un pelo opaco e arruffato o, al contrario, eccessivo leccamento, in genere sulla pancia e all’interno degli arti posteriori, fino al punto di provocare alopecia nella zona interessata.
6) Eliminazioni inappropriate.
7) Reagisce con aggressività o, al contrario, con la fuga ai tentativi dell’umano o di un altro animale di coinvolgerlo in qualche attività.
Nei casi più gravi si possono sviluppare disturbi di tipo ossessivo-compulsivo, come l’autolesionismo (per esempio l’overgrooming), la distruzione di oggetti, una eccessiva vocalizzazione. Una possibile conseguenza della depressione, inoltre, potrebbe anche essere l’insorgere di malattie, in particolare a carico dell’appartato urinario, dovute all’abbassamento delle difese immunitarie.
L’intervento del veterinario
In presenza di un comportamento anomalo del gatto, è necessario rivolgersi al proprio medico veterinario, il quale, dopo una visita approfondita, sarà in grado di escludere problemi di natura fisica, quali, ad esempio, dolori alle articolazioni, malattie infettive o patologie più gravi che inducono il gatto all’inattività.
Una vota esclusi eventuali problemi di salute, il veterinario indagherà su possibili eventi che potrebbero aver avuto un forte impatto emotivo sul micio.
Le domande più comuni riguarderanno:
– Orari e tipo di alimentazione del gatto.
– Se c’è stato, di recente, un cambiamento del mobilio, una ristrutturazione in casa o, addirittura un trasloco.
– Se c’è stata la nascita di un bambino, l’inizio di una convivenza o l’arrivo di un altro animale in casa.
– Se è scomparso un membro della famiglia o un altro animale, che viveva con lui.
La risposta affermativa ad uno o più di questi quesiti potrebbe rappresentare la radice del problema e, a questo punto, sarebbe opportuno rivolgersi ad un veterinario comportamentalista o esperto in psicologia felina.
Quali sono le possibili cause della depressione del gatto?
Può essere generata da una molteplicità di fattori, tra i più importanti possiamo indicare:
1) Trasloco o ristrutturazione: il gatto è un animale territoriale e un cambiamento del luogo in cui vive innesca una tensione che a volte per lui è difficile da metabolizzare.
Alcuni gatti si adattano agevolmente al cambiamento, mentre per altri può rappresentare una fonte di stress, così forte, da non essere gestibile.
2) Solitudine o mancanza di interazione con il proprietario: i gatti sono animali che amano scegliere con chi intrattenere relazioni sociali e, in ambito domestico, per loro è fondamentale condividere momenti della giornata con i membri della famiglia di cui fanno parte. Se, però, il massimo delle attenzioni che ricevono riguardano la somministrazione dei pasti, la pulizia della cassetta, qualche coccola e, se va bene, ogni tanto un po’ di gioco insieme, i gatti si sentono frustrati, non considerati e del tutto immotivati, al punto, in alcuni casi, da sviluppare patologie sia fisiche che psicologiche.
3) Ambiente poco stimolante: un gatto domestico ha bisogno di esprimere a pieno la sua natura, in quanto, il vivere con gli umani, non cancella affatto la sua indole e la sua “felinità”. Se è costretto a vivere in un ambiente non “a misura di gatto”, in grado cioè di offrire opportunità e spunti di libera manifestazione delle sue necessità, non trovando interessante e accogliente il suo territorio, potrebbe decidere che non valga nemmeno la pena alzarsi perché non c’è niente da fare.
4) Mancanza di una routine certa: i gatti hanno bisogno, per sentirsi sicuri, di una quotidianità prevedibile e, per quanto possibile, sempre uguale, ma se il proprietario , ad esempio per ragioni di lavoro, ha orari costantemente diversi, o si assenta per periodi di tempo che possono essere sia brevi che lunghi, la condizione mentale del gatto verrà messa a dura prova e influenzata negativamente da questo, in quanto non ha un punto di riferimento certo, che lo aiuti ad orientarsi di fronte ad una situazione tanto variabile.
È possibile che si sviluppi una sindrome depressiva anche a seguito della castrazione o sterilizzazione, a causa dello stress dovuto ai momenti che precedono l’intervento e agli squilibri ormonali che ne conseguono. Diminuendo la produzione degli ormoni sessuali, spesso, si verifica un aumento dell’appetito che, però, si contrappone ad una riduzione dell’attività e dello slancio verso il gioco o l’esplorazione, innescando un circolo vizioso con la noia e, di conseguenza la depressione.
Un’altra possibile causa può essere la carenza di luce solare, dovuta o ad un ambiente poco illuminato in cui vive il gatto o alle condizioni meteorologiche tipiche delle stagioni fredde, che vedono un aumento dei casi di depressione nei gatti (come, del resto, anche negli esseri umani). Questo anche perché la mancanza di un corretto altro di luce solare, crea un rallentamento del metabolismo alterando la produzione di melatonina e, di conseguenza, modificando il ritmo sono- veglia.
Cosa fare
Come per gli esseri umani, anche per i gatti non è semplice curare la depressione perché si tratta di una patologia complessa ed è necessario molto tempo e pazienza per risolvere il problema.
Fondamentale sarebbe riuscire a risalire alla causa scatenate in modo da poter agire, rispetto alla difficoltà riscontrata, per aiutare il micio a ritornare ad una vita normale. L’importante, però, ai primi segnali di comportamenti anomali, è rivolgersi a dei professionisti, per ricevere un supporto adeguato e non agire a tentoni da soli.
Un Consulente felino, infatti, caso per caso, deciderà quali passi compiere e se sia necessaria anche una terapia farmacologica, prima della quale verranno consigliate al caregiver alcune azioni da compiere per aiutare il gatto a guarire.
Prima di tutto sarà opportuno che l’alimentazione del micio sia ricca di L-Triptofano, un aminoacido proteico, che aiuta la produzione di serotonina, l’ormone della felicità che, quando si trova a livelli troppi bassi, provoca alterazione dell‘umore e irritabilità. La carenza di serotonina può, dunque, causare la depressione felina.
Altro passo fondamentale da compiere è assicurarsi che la vita del gatto sia interessante e appagante. Non basta fornire cibo e qualche coccola, ma è necessario stabilire una routine fissa e prevedibile, che comprenda attività condivise con il suo caregiver, come sessioni di gioco quotidiane.
Il tempo libero del gatto potrà essere arricchito con giochi interattivi, che possa svolgere anche da solo, in modo da tenere attive le sue funzioni cognitive ed aiutarlo ad esprimere comportamenti tipici della sua specie, incentivandolo all’attività fisica e mentale.
È necessario che il suo ambiente preveda adeguate postazioni di riposo, in cui il gatto possa rifugiarsi, quando lo ritenga opportuno, in cui si senta al sicuro e protetto.
Dovrebbe poter esprimere il suo bisogno di graffiare, quindi cartoni, scatole tiragraffi e torri, posizionati in punti per lui strategici, lo aiuteranno a soddisfare questa necessità. Se non è possibile farlo accedere all’esterno, bisognerà arricchire il suo territorio con supporti, come ad esempio mensole o mobiletti, vicino alle finestre, che gli permettano di guardare fuori, attività molto amata dai gatti. Nei casi più gravi sarà il veterinario, esperto in psicologia felina, a stabilire se e quali farmaci somministrare al gatto, come coadiuvanti delle attività suggerite per lui.
La cosa più importate rimane sempre l’osservazione e l’attenzione da parte del proprietario. I nostri gatti ci parlano con il loro comportamento, con la loro postura e con i loro miagolii e, se conosciamo bene i nostri compagni di vita, sarà più facile intercettare subito anomalie che possono essere segnali importanti di un malessere sottostante.
Maria Teresa Fiore – Consulente in Cultura Felina®️ livello base – Latina


